Cabudanne de sos poetas 2026 XXIIed Sguardi dal 25 agosto al 6 settembre
Per questa nuova edizione il Cabudanne de sos Poetas si cimenta su una progettazione biennale che attraversa e vuole misurarsi sul campo più generale del Sud del mondo e del Mediterraneo. Per farlo, abbiamo preso come punto di riferimento il testo di Franco Cassano “il pensiero meridiano” . Il filo conduttore è quello di un invito a rallentare, misurare, convivere, guardare il mare come ponte e il confine come luogo di scambio,(in un festival che usa il linguaggio della poesia e ovviamente il libro come strumento) che nasce per dare voce a contemporaneità plurali e a un’etica del limite, in cui la poesia diventa pratica civile, lentezza condivisa, cura dei luoghi.
Si svolge dall’alba e al tramonto come di consueto il Cabudanne. Palchi circolari in piazze, case, frantoi, bar; niente backstage separati, niente gerarchie rigide, passeggiate poetiche lungo le coste, veglie di versi, laboratori di traduzione reciproca tra le lingue del Mediterraneo e non solo, botteghe di poesia orale e musica, micro-residenze con restituzioni pubbliche. Dialoghi “Nord–Sud” interrogheranno sviluppo, migrazioni, lavoro del mare e della montagna; la poesia e il libro come punto di incontro tra artigiani, donne, comunità, studenti, nuovi arrivati.
Il cuore sarà la prossimità: tavole di comunità con letture intervallate da momenti conviviali. Il festival come atlante di confini narrati su mappe di carta. Come ogni anno la cura ecologica è metodo: scenografie leggere, riuso dei materiali, mobilità dolce, ospitalità diffusa, accessibilità economica. La comunicazione è lenta e tangibile (cartoline, murale) e digitale (podcast, piccole installazioni, dirette ecc.).
Il nostro sguardo meridiano con la poesia e il libro immagina una governance collegiale: poeti, studiosi, operatori culturali, associazioni di quartiere. Partner: scuole, biblioteche, cooperative, radio comunitarie, musei del territorio.
Al termine delle del biennio e dell’ edizione 2027 si lascerà una traccia denominata Carta del Limite scritta a più mani, per ricordare che la poesia, come il Mediterraneo, è una forma di tempo condiviso e una politica dell’ascolto.
Ecco alcuni legami essenziali tra pensiero meridiano e poesia che caratterizzeranno il nostro lavoro: Lentezza e misura: la poesia privilegia ritmo, pausa, ascolto; è esercizio di “misura” contro la velocità produttivista. Etica del limite: forma breve, attenzione al dettaglio e al finito; un dire che non colonizza, ma accoglie. Mediterraneo come ponte: la poesia è passaggio e dialogo tra sponde, memorie e lingue; pratica di traduzione e ospitalità. Confine come luogo di scambio: il verso abita soglie (io/altro, terra/mare), trasformandole in spazi relazionali. Pluralità delle modernità: molte voci e idiomi; la poesia legittima periferie, dialetti, minoranze. Convivialità e prossimità: oralità, letture condivise, ascolto reciproco; la parola come bene comune. Ecologia dell’attenzione: contro il rumore, cura del silenzio e del paesaggio; centralità dei luoghi. Memoria e futuro: custodisce tradizioni mediterranee (miti, lavoro del mare) e le re-immagina in chiave contemporanea. Politica dell’ascolto e della lettura: poesia come pratica civile che riorienta lo sguardo sul sud del mondo e su nuove forme di crescita insieme.

